Una storia pennellata

Pubblicato il 29/06/2012 Commenti

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Forza scrittori AVAS…
scegliete il dipinto che vi ispira di più e lasciate un commento indicando il numero del quadro che vi piacerebbe raccontare

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Il buddismo e Altre illuminazioni

Pubblicato il 18/05/2012 Commenti

 Hermann Hesse:  Siddharta
Lettura dell’opera del grande scrittore tedesco
limitata agli aforismi e a brevi passi significativi
ad esaltazione del tema di fondo della serata reading:
il Buddismo
La via dell’Illuminazione, la via del mezzo, le quattro verità

e l’ottuplice sentiero.

a cura di Giulio Fornaroli

 Mercoledì 23 maggio alle 20.30

Biblioteca Comunale di Gaggiano

 Ingresso libero

 

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Letteratura e comunicazione.

Pubblicato il 20/04/2012 Commenti

Breve saggio sulla scrittura creativa
a cura di Sergio Ragno

Uno scrittore che si approssima a creare un’opera narrativa deve dunque sempre tenere in mente che l’elemento finale della sua opera è inevitabilmente il suo lettore ideale. Lo scrittore deve quindi farsi carico di questa responsabilità e deve mettere in cantiere che il lettore ideale è piuttosto difficile da individuare. In sociologia si sono fatti studi approfonditi nell’ultimo secolo per individuare questo fantomatico lettore ideale. Studi che hanno più che altro costituito una base del marketing dell’editoria mondiale. Se da una parte gli studi di alcune scuole di sociologia (come quella di Chicago di Irving Goffman) hanno tracciato un identikit di un lettore ideale tendenzialmente relazionato al tipo di opera, gli studi recenti tendono ad abbandonare questa strada. La sociologia moderna, strettamente legata al marketing, non parla più di lettore ideale ma di lettore potenziale. Cioè il lettore, catalogato dal mercato come utente, non viene più visto come fruitore di un’opera artistica, ma piuttosto come un consumatore i cui bisogni vanno stimolati. L’artigiano della scrittura, nel suo processo creativo non tiene conto di queste logiche di mercato. La sua espressione artistica non dovrebbe essere imbrigliata e condizionata da questi fattori. Tuttavia c’è da sottolineare come le opere più di successo abbiano una qualità approssimata e risultino spesso piuttosto omogenee. Uno scrittore dovrebbe dunque cercare di maneggiare con abilità gli strumenti, universalmente riconosciuti, per poter costruire una struttura narrativa comprensibile, mirata al lettore in primis o se vogliamo alla concezione sociologica più romantica della scuola Goffmaniana del lettore ideale. “Il testo letterario” dice il sociologo Hans Robert Jauss, “è una struttura d’appello, il cui significato e valore sono costruzioni del lettore, non operate in modo individuale ma secondo le attese e le motivazione iscritte nella cultura della sua epoca.” Una volta appurato lo scopo finale di uno scrittore cerchiamo di capire in che modo esso possa riuscire a trovare il suo lettore ideale. La prima operazione che deve fare è un lavoro su sé stesso e sulla propria comunicazione. La comunicazione opera a vari livelli, che essenzialmente si possono ridurre in due grandi macro area di competenza, la comunicazione diretta e la comunicazione pubblica o mediatica. Nel primo caso la comunicazione avviene su una base strettamente confidenziale che comprende un massimo di due interlocutori che si scambiano messaggi, nel secondo caso invece la comunicazione si basa su un comunicatore che con l’ausilio di mezzi mediatici arriva invia i suoi messaggi a un vasto numero di persone. Nel nostro caso, l’area che più ci interessa è sicuramente la seconda, anche se avremo modo di sviscerare le particolarità della prima nel corso del nostro cammino, quando affronteremo i dialoghi. Sfere della comunicazione . 1) Sfera intima 2) sfera personale 3) sfera sociale 4) Sfera pubblica Si parte dal cerchio più stretto, quello intimo, fino ad arrivare alla sfera pubblica passando dalla sfera personale, sfera sociale. Questo schema è di particolare interesse per uno scrittore. Dal proprio intimo, dalla sua creatività, deve nascere un’opera che deve superare tutte le sfere e arrivare all’ultima, lo scopo finale, quella che rappresenta il già citato lettore ideale. Altra cosa di cui tener conto è che il mezzo mediatico dello scrittore è la scrittura stessa. Questo significa che dovrà basare la sua capacità comunicativa solo sul testo scritto, cercando di trasformare i segni analogici della comunicazione in segni simbolico-numerico. Infatti, dicendo che il suo mezzo mediatico è la scrittura stessa, è naturale dire che lo scrittore non potrà disporre di tutto quello che potenzialmente ha nel suo pacchetto comunicativo: la mimica facciale, la gestualità, la modulazione del tono, i rituali orali e tutti quei segni paralinguistici che fanno parte della natura comunicativa umana. Lo scrittore dovrà essere capace di sostituire in altro modo se non vuole rendere vani i suoi tentativi di riprodurre una realtà alternativa

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Voci che vanno suoni che tornano

Pubblicato il 19/04/2012 Commenti

Mercoledì 18 aprile, nella biblioteca di Gaggiano Altre Voci Altri Suoni, dopo i successi ottenuti per i primi cinque reading del 2012, ha messo in scena un altro evento stimolante sulla letteratura. Il tema questa volta era il viaggio e i realatori della serata sono stati Agnese Coppola e Massimo Barzaghi che si sono divisi il compito di raccontarci le tecniche e le tematiche dei road tales una occupandosi dell’Andata e l’altro del Ritorno. Il titolo della serata era “Voci che vanno, suoni che tornano”. Una serata che ha visto ancora una volta un notevole flusso di pubblico
Ha inaugurato dunque il reading Agnese Coppola con le letture dei testi “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda e “Mare al mattino” di Margaret Mazzantini opere che raccontano dei viaggi di quelle persone che arrivano in Italia in condizioni disperate abbandonano il loro paese per questioni di povertà e si ritrovano mescolati agli italiani, proiettati in una società estranea e respingente e per certi versi con valori molto meno profondi. Agnese ha saputo toccare dei temi forti con la giusta delicatezza senza mai annoiare.
Scoppiettante invece è stato il prosieguo della serata che ha visto invece un istrionico Max Barzaghi raccontarci il viaggio di ritorno per eccellenza, quello di Odisseo. Interessante la tesi dell’influenza che ha avuto l’opera di Omero sul resto della letteratura occidentali, come i parallelismi che Massimo ha saputo sfoggiare con grazia e leggerezza passando da opere come La divina Commedia a finire con L’Ulysses di James Joyce, introducendo, tra l’altro, anche collegamenti con il cinema e altre arti figurative.
Dopo la piacevolissima serata sul personaggio Gesù raccontato da Mauro Rota, AVAS è stata in grado di mettere su un altro reading di qualità grazie ai suoi interpreti Agnese e Max.

Sergio Ragno

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L’influenza linguistica anglo americana

Pubblicato il 15/04/2012 Commenti

Breve saggio  cura di Sergio Ragno
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La cultura americana ha influenzato la cultura occidentale a tutti livelli. Questa influenza si ripercuote, inevitabilmente anche sulla lingua e in maniera più incisiva sulla lingua italiana in particolar modo sul nostro linguaggio narrativo.
Al di là delle lingue professionali, quelle specialistiche per intenderci, dove l’uso di terminologia di parole anglosassoni si spreca, in un certo qual modo l’influenza americana a livello sintattico si avverte parecchio nella fiction in particolare. Mentre la lingua parlata continua a mantenere la sua condizione di italiano a livello diastratico, diafasico e diatopico al livello diamesico l’influenza linguistica proveniente oltre oceano è piuttosto pressante. Naturalmente non parlo di trasmissioni televisive dove si tenta continuamente una posticcia messinscena della piazza italiana ma di tutti quei prodotti narrativi (romanzi, film, serial TV) che ci arrivano dagli Stati Uniti.
Nelle lingue specialistiche l’acquisizione di termini stranieri avvengono per calco o prestito. La sintassi invece viene influenzata dal processo di nominalizzazione che è tipico della lingua inglese.
Nel caso invece della fiction l’influenza linguistica, quindi la formazione di una nuova lingua italiana da narrativa, viene influenzata dalle traduzioni. Il traduttore italiano a detta di molti autori è considerato uno dei più apprezzati perché è in grado di non stravolgere il testo come avviene per esempio per i traduttori francesi. Milan Kundera a riguardo ha avuto dei seri problemi con le traduzioni francese tanto è vero che a un certo punto ha deciso di scrivere direttamente in francese.
Il fatto che i nostri traduttori siano considerati migliori rispetto a quelli francesi fa sì che se da un lato il traduttore rispetta l’opera dall’altro non rispetta la sua lingua. Naturalmente come esiste la letteratura d’elite e la letteratura trash esiste anche il traduttore d’elite e quello trash. Traduttori come Mantovani, Benati, Bianciardi, Pivano, Maffi hanno sempre lavorato su opere di un certo livello. Tuttavia il grosso della produzione letteraria è quella meno aulica. Le detective story, la letteratura fantastica i “generi” in genere sono gestiti da traduttori meno capaci che lavorano soprattutto sulla quantità. Mentre i primi sono soprattutto degli scrittori i secondi sono invece degli operatori della traduzione.
La differenza di traduzione la si può notare soprattutto quando si parla di fiction audiovisiva. Ci sono dei film dove tutto il processo di doppiaggio è molto curato e altri invece dove il doppiaggio lascia parecchio a desiderare. In particolare sono i telefilm a destare una maggiore preoccupazione in questo senso. In una puntata del dottor House il protagonista fa una citazione di Mick Jagger chiamandolo filosofo, citando solo il cognome del cantante dei Rolling Stones. Quando la frase arriva al doppiaggio il doppiatore pronuncia il nome di Jagger con la j (nel senso di I lunga) lasciando pensare al telespettatore che questo signor “Iagger” sia davvero un filosofo. L’errore di traduzione, in questo caso, ha fatto perdere l’effetto comico della battuta e ha trasformato drasticamente la funzionalità del dialogo. Di esempi simili ce ne sono tanti nei doppiaggi dei serial TV.
Purtroppo in questo caso, oltre alle normali difficoltà di traduzione, c’è anche la necessità di far combaciare la durata del movimento della bocca dell’attore con la lunghezza dell’enunciato.
Ecco questo influenza molto l’italiano della narrazione. Mentre in un telefilm sentiamo espressioni tipo “fottiti” (fuck you) o “vai all’inferno” (go to hell) nella lingua comune italiana si usano altre espressione fortemente caratterizzate dai livelli diafasici, diatonici e diastratici.
Noi italiani, nello specifico, siamo abituati a comunicare qualsiasi concetto usando un numero di parole maggiore rispetto al necessario fondando il nostro lessico sulla ridondanza. Il lessico della maggior parte degli italiani è pletorico perché mira all’eccesso per comunicare anche il concetto meno complicato. Invece l’inglese, l’americano, così stringato e secco ci porta a eliminare queste ridondanze attraverso le traduzioni.
Quindi abbiamo un processo di minimalizzazione implicito nella narrativa. In un certo senso questo tipo di influenza pone un autore davanti a un chiarimento di un problema che si è sempre posto: ma tutte queste parole servono veramente? Usare meno parole non significa dire di meno ma trovare il modo di dire la stessa cosa con meno parole col risultato di essere più efficace sul piano narrativo. La tendenza di un autore italiano è quella di una forte aggettivazione della frase. Inserire due o più aggettivi per sostenere un sostantivo. Ma è proprio necessario? In conclusione la narrativa moderna più efficace tende quasi certamente a usare un impianto linguistico angloamericano.

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Voci che vanno, suoni che tornano

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18 aprile 2012 h. 21
Biblioteca Comunale di Gaggiano
Reading a due voci:
dott.ssa Agnese Coppola e dottor Massimo Barzaghi.

Voci che vanno….

La parola viaggio può essere declinata in diversi modi: avventura, scoperta, incontro con l’altro. Diversamente dall’idea corrente di viaggio inteso come svago e divertimento, spesso questo tema interpreta un’importante scelta di vita, non sempre voluta. È questo l’oggetto principale del viaggio letterario che la dott.ssa Agnese Coppola vuole suggerire attraverso gli occhi di Enaiatollah, protagonista di Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, o di Jamila e Farid nel Mare al mattino di Margaret Mazzantini. Come si evince dai due titoli la parola viaggio si coniuga spesso con la parola mare e inevitabilmente questo connubio assume potenza e una varietà di significati che sondano anche gli abissi dell’animo umano. Il viaggiare significa, infatti, anche conoscere se stessi e ogni viaggio o confronto con l’altro rappresenta una crescita interiore come nel caso di Vito, l’altro protagonista di nel Mare al mattino.

…suoni che tornano.

Quando si parla di viaggio non si può non pensare ad Ulisse. Il dottor Massimo Barzaghi ci guiderà attraverso la lettura delle diverse sfumature che il personaggio di Ulisse ha assunto e assume attraversando, immortale, i secoli. In questo percorso incontreremo non solo l’Ulisse dantesco che spinge i suoi uomini in alto mare aperto, ma anche quello di Joyce, di Pascoli e il poco conosciuto Ulisse di Gozzano. Il dottor Barzaghi spazierà dalla prosa alla poesia sulle tracce della potenza del personaggio omerico.
Quello di Ulisse fu un viaggio di ritorno, un nostos, che ha spinto molti scrittori ad attingere al suo multiforme ingegno, per regalare alla letteratura di ogni tempo, nuovi e leggendari capolavori.

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Cristo e le sue voci

Pubblicato il 02/04/2012 Commenti

Mercoledì 4 Aprile alle 20.30

Biblioteca Comunale di Gaggiano

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In occasione della Pasqua il circolo narrativo di Gaggiano

Vi invita a una serata nella quale si esaminerà la figura di  Cristo nella letteratura.

Partendo dal romanzo il Maestro Margherita di

Michail Bulgakov e da una disamina dei vangeli

Lo scrittore Mauro Rota ci porta in viaggio tra il mondo della spiritualità e quello della fiction


 

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La poesia del nostro tempo, nel nostro territorio.

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BAREGGIO: Giovedì 15 Marzo presso la Sala Convegni Giovanni Paolo II di Bareggio si è tenuta alle ore 21 “Il Canto dell’anima” prestigiosa iniziativa culturale patrocinata dalla Fondazione per Leggere e Provincia di Milano. A rendere speciale questo evento la presenza di ben cinque poetesse del nostro territorio, in una serata il cui senso, come ha spiegato Monica Gibillini, Sindaco e Assessore alla cultura, Identità locale e alle Pari Opportunità per il Comune di Bareggio, è stato la celebrazione del mondo femminile, aldilà della ricorrenza dell’8 marzo. “Al mondo della poesia non appartengono solo uomini e stasera possiamo apprezzare il lato femminile della poesia, una poesia rappresentata dalle donne, che fa rete e unisce il nostro territorio” così ha inaugurato la serata Cesare Nai, Presidente di Fondazione per Leggere. L’evento è stato occasione di incontro con la poesia di Ada Negri, poetessa e scrittrice nata a Lodi nel 1870 e morta a Milano nel 1945 e di Maria Mara Marchesi, ideatrice del progetto, Savina Speranza, Anna Lamarina, Greta Magani e Agnese Coppola, tutte residenti a Gaggiano tranne Greta, che abita a Robecco Sul Naviglio. A presentare e introdurre le poesie è stato chiamato il Dottor Sergio Ragno, Presidente dell’Associazione Culturale di Gaggiano “Altre Voci Altri Suoni” di cui per altro le quattro poetesse di Gaggiano fanno parte, con la collaborazione di Maria Angela Barrillà, altra socia di A.V.A.S. “Cosa ha spinto queste cinque donne, che hanno una loro distinta professione, a prendere un foglio bianco e a scrivere poesie? Perché hanno fatto questa scelta?” riflette Andrea Capello, dell’Associazione Il Punto, che con A.V.A.S. ha supportato questa iniziativa. La prima poesia ad essere interpretata è stata La madre di Ada Negri, una delle voci più autorevoli della poesia italiana del Novecento e madre letteraria delle nostre poetesse. Di Mara Marchesi sono state lette Il Mare, compresa la versione in francese e Su un letto di erba chiara dal libro “Parole tonde e papaveri” pubblicato nel 2010. Da SE.GRETA.MENTE di Greta Magani, pubblicato nel 2009 sono state lette Col rossetto rosso e Musica gitana. Agnese Coppola ha scelto invece di presentare Le Grazie e Allegoria della vita dalla raccolta Nella terra di mezzo, pubblicato quest’anno. Di Anna Lamarina sono state lette Canzone Berbera, anche nella versione in francese e Momenti dal libro Onde, del 2011. Savina Speranza di cui sono stati pubblicati l’anno scorso Un’esplosione (malinconica?) di colore e Non mi rannicchio in un buco aspettando il freddo sono state lette Speranza e Il gioco a incastri. Per concludere si è condivisa Tramonto di Ada Negri e Le parole che non ho detto a mio padre di Maria Marchesi. Una piacevole serata di marzo in cui le poetesse del nostro territorio sono state le protagoniste indiscusse con il loro mondo e la loro vita dentro ad ogni poesia e soprattutto con la generosità nel volerle condividere. Per Gaggiano un orgoglio averne ben quattro.

Barbara Vacca

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Il treno di A.V.A.S. si è fermato pure a Milano.

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MILANO – Domenica 18 Marzo alle 18 l’associazione Arci Metromondo in collaborazione con A.V.A.S ha presentato a Milano presso la sede di Unitrè in Via Ariberto 11 “Il treno ferma pure a Gaggiano” antologia di racconti realizzati dai partecipanti del laboratorio di scrittura creativa tenuto a Gaggiano nel 2011 a cura dell’ Associazione gaggianese Altre Voci Altri Suoni. A.V.A.S., una realtà importante nel panorama culturale locale e questo ci è da stimolo per continuare il nostro crealtà importante nel panorama culturale locale comincia quindi a mettere fuori il naso da Gaggiano e lo fa anche grazie a Arci Metromondo, associazione socio culturale nata a Milano nel 1992, che ha organizzato per l’occasione un piacevole aperitivo culturale. A.V.A.S come associazione è più giovane, nascendo nel 2010 ma di strada ne ha fatta considerando che è arrivata quest’anno alla Terza Edizione del Corso di Scrittura creativa ed è promotrice di diverse iniziative, quali ad esempio serate di lettura e di approfondimento ma soprattutto è riuscita a creare un gruppo molto coeso di persone accumunate dallo stesso interesse per il mondo della letteratura che conta oltre 25 iscritti. A presentare l’Antologia il Presidente dell’Associazione Dottor Sergio Ragno, introdotto da Marzia Rizzo docente di fotografia per Metromondo. “Tutti noi abbiamo qualcosa da raccontare, è nella natura umana raccontare ad altri, è una necessità. Ma non basta la creatività, la fantasia va disciplinata e per scrivere bisogna seguire degli schemi” dice subito Ragno ai presenti ma chi si aspettava una lezione accademica si è dovuto ricredere perché le presentazioni di A.V.A.S. non sono mai consuete. Ragno ripercorrendo i maggiori argomenti trattati durante il corso ha preso spunto da ogni singolo racconto degli stessi partecipanti leggendone e commentandone direttamente delle parti. “Mi ha fatto venire voglia di mettermi a scrivere” dice un signore nel pubblico. “Per me la difficoltà sarebbe riuscire a trovare la storia giusta” interviene una ragazza. Ma una cosa è certa: le storie sono ovunque, bisogna solo saperle raccontare.

Barbara Vacca

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Un viaggio tra le voci dell’anima

Pubblicato il 19/03/2012 Commenti

Gaggiano 21 marzo 2012

Biblioteca ore 21:00

Partendo dalla lettura di alcuni brani del romanzoNotturno Indiano di Antonio Tabucchi

Giulio Fornaroli

Ci guiderà in un viaggio nel mondo caleidoscopio di un’Indiamoderna

Tra il Pantheon induista, il kharma, il Samsara, l’Atman e le caste

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