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Voci di teatro e altri racconti

Quando la narrativa diventa teatro!
la dott. ssa Maria Angela Barrilà
esperta di comunicazione teatrale
si spingerà dietro le quinte della prosa
… per raccontare la capacità di adattamento alla sceneggiatura
e il processo di teatralizzazione di un
testo narrativo

Fotografia di Giorgia Di Stefano
Mercoledì 7 marzo alle 21.00
Biblioteca Comunale di Gaggiano

Ingresso libero

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Festa della donna a Gaggiano

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A GAGGIANO – Il “FOLLINFESTIVAL” (1° EDIZIONE)

Festival Teatrale di Gaggiano
“FollinFestival” è organizzato e gestito dalla Compagnia Teatrale FavolaFolle, che ne assume la direzione artistica e organizzativa, in collaborazione con il Comune di Gaggiano ed i partners Fondazione per la promozione dell’Abbiatense e Fondazione per leggeredelle biblioteche sud ovest di Milano, la Scuola elementare Umberto e Margherita di Savoia di Abbiategrasso, l’Istituto Scolastico Comprensivo Statale di Gaggiano, Cooperativa Terra e Cielo e con il patrocinio della Provincia di Milano. Il festival si configura come la festa della “commedia” e di tutte le manifestazioni artistiche che comprendano il linguaggio del comico, del satirico, del grottesco e del brillante, laddove questi non si trasformino in puro intrattenimento, ma esprimano contenuti contemporanei e di interesse intellettuale e sociale. Il filtro della “risata” permette un passaggio più immediato dei contenuti della produzione artistica consentendo a chiunque di accedervi in maniera immediata. Durante l’arco dei cinque giorni si svolgeranno alcuni eventi collaterali di supporto alla programmazione strettamente teatrale.

Vedi il programma

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Altri Scatti Altre Storie

Lettura e interpretazioni delle immagini fotografiche

Quali storie raccontano le fotografie?L’architetto  dell’immagine Marzia Rizzo, presidente dell’Associazione  Metro Shooters, analizzerà il linguaggio narrativo delle fotografie: la dietrologia, i sottotesti e i punti di vista dei frammenti di vita intrappolati nei pixel generati da una  macchina fotografica.

L’associazione culturale
Altre Voci Altri Suoni
vi invita all’appuntamento con Marzia Rizzo
Mercoledì 8 febbraio alle 20.30,
Biblioteca Comunale di Gaggiano

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Intervista ad Anna Giraldo, scrittrice fantasy emergente

a cura di Barbara Vacca

 

Anna Giraldo vive vicino a Mantova. La sua passione per la scrittura l’ha portata a scrivere due romanzi:  “436”, uscito il 23 marzo 2011 a cura di Casini Editore e il suo sequel, “Thunder + Lightning” che uscirà Il 27 febbraio 2012 a cura dello stesso editore. Il suo genere è il Fantasy. E’ anche autrice di diversi brevi racconti, che le hanno portato fortuna in concorsi locali e nazionali. E’ in fase di stesura “Meet you on the other side” il suo ultimo romanzo.

“436”                   “Thunder + Lightning”
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1) Anna, non ci siamo mai conosciute di persona e A.V.A.S. magari sente parlare di te per la prima volta. Immagina un giro di tavolo dei partecipanti per una breve presentazione, cosa vorresti farci sapere di
te?
Ciao a tutti e grazie per averti ospitata qui con voi.

Per presentarmi posso dire che dopo aver condotto studi di carattere tecnico-economico e avere intrapreso la carriera di consulente informatica , lavoro che faccio tuttora, un giorno di maggio di qualche anno fa mi sono scoperta “scrittrice”. Lo scrivo virgolettato perché non ho titoli né meriti tali da potermi ritenere una scrittrice fatta e finita. Forse “amante della scrittura” sarebbe più adeguata come definizione.

Mi piace anche dire che sono una “viaggiatrice anomala” perché da sempre, da molto prima di cominciare a scrivere, c’era dentro di me una vita altra fantastica, fatta di mondi paralleli, personaggi e trame, una vita che ho sempre nascosto alla stregua di una malattia e che un giorno è esplosa in un fiume di parole. I miei viaggi anomali, che avevo nascosto con tanto pudore per paura di essere considerata pazza, sono diventati racconti e romanzi e il mio desiderio ora è di poterli condividere con chi desidera affrontarli assieme a me.
2) Hai mai partecipato ad un corso di scrittura creativa? (Se “si”, hai trovato utile farlo? Se “no”, ti piacerebbe seguirne uno?)

Non c’è molta offerta per quanto riguarda corsi di scrittura creativa nella mia zona e l’impegno che richiede il mio lavoro mi lascia già poco tempo per scrivere, al punto che nei weekend e durate le ferie spesso mi chiudo in casa per dar sfogo alla mia vena creativa senza essere costretta a fare nottata nei giorni lavorativi e pagarla amaramente la mattina successiva…

Detto questo, la prima volta che ho visto la pubblicità di un corso di scrittura creativa accessibile (le lezioni si tengono al sabato pomeriggio e la sede non è a Canicattì), mi sono iscritta subito. Le lezioni iniziano tra un paio di settimane e credo che mi saranno molto utili.

A mio avviso tutto ciò che comporta condivisione in campo letterario è indispensabile per la nostra crescita come cultori della scrittura e per la conquista del tanto agognato titolo di scrittori. 

  

3) Se non sbaglio la tua passione per la scrittura è nata nel 2008, quindi abbastanza recentemente, com’è nata? Come è arrivato questo  impulso a scrivere?

Invidio chi mi racconta che scrive da quando aveva quindici anni. A dire il vero anch’io scrivevo a quell’età, ma non avrei mai fatto leggere le mie cose ad anima viva. Poi, crescendo, senza forzature e di mia spontanea volontà, ho deciso di negare alla mia fantasia di manifestarsi. Basta.

Del resto mi ritenevo una persona seria, posata, dedita al lavoro: non c’era spazio per inutili velleità. E poi sono troppo sensibile e forse sono (ero) molto permalosa, un paio di esperienze negative in fatto di hobby artistici, mi hanno portata a rassegnarmi, senza nemmeno averci provato sul serio.

I miei personaggi non si sono rassegnati però e un giorno sono usciti tutti quanti allo scoperto, rivendicando a gran voce il loro diritto a essere raccontati. Oggi esistono e io mi sento molto più appagata di quando non c’erano.

 

4) A chi hai fatto leggere per primo il tuo primo libro, quindi “436”? Ps: sono curiosa, perché si intitola cosi?
L’ho fatto leggere a Barbara, la mia migliore amica.

Adesso che ci penso bene forse è anche grazie a lei che ho cominciato a scrivere. Perché Barbara in fondo mi ha insegnato che c’è un lato ludico nella vita, ci sono cose fatte per divertirsi e per stare bene, non solo per dovere. È indubbio che si scrive per stare bene, per giocare, per raccontare i propri pensieri al vento e forse nessuno li ascolterà, ma l’importante, alla fine, è averli raccontati.

Come mai ho scelto un numero per intitolare il mio primo libro? Mi sembrava un bel titolo, mi sembrava che potesse incuriosire per il suo ermetismo e la sua originalità. È un gioco, una piccola sfida al lettore che abbia voglia di raccoglierla.

Ovviamente 436 si riferisce a qualcosa di molto importante nel romanzo, è un legame tra Redlie e Sean, i due protagonisti, un’espressione che utilizza Redlie per definire sé stessa e la ventata di novità che ha portato nel rapporto con l’amato. Ma il suo vero significato si scopre soltanto a metà del romanzo.
5) A quale racconto ti senti più legata, e perché?

È strano perché il racconto di cui vado più orgogliosa è anche quello che più mi inquieta perché rileggendolo mi meraviglio sempre di averlo scritto io, sia per i contenuti che per il linguaggio che ho utilizzato. Si tratta di un horror esoterico e si intitola “Il cerchio”, è stato pubblicato in digitale sulla rivista “Altrisogni” e in cartaceo sul “Fantasy Horror Book 1”.

A quel racconto sono legata anche perché ritengo mi abbia portato fortuna e mi abbia fatto incontrare autori straordinari del panorama fantastico italiano. “Il cerchio” infatti si è classificato tra i primi 10 nel concorso Fantastique indetto in seno al primo Fantasy Horror Award di Orvieto. Essendo la mia prima “vittoria” sono stata a Orvieto alla premiazione e lì ho avuto modo di conoscere gli altri finalisti e di prendere i primi contatti con il vivace mondo degli scrittori emergenti italiani. Un’esperienza molto bella che ha segnato anche l’inizio di amicizie e di collaborazioni importanti.

 

6) Sei una consulente informatica, molleresti tutto per fare la scrittrice a tempo pieno?

Sì, no, non so…

Ho sempre amato molto il mio lavoro e mi piace farlo bene. È un lavoro impegnativo, che mi tiene occupata molte ore al giorno e richiede continuo studio e aggiornamento. Da quando scrivo, di sicuro qualcosa è cambiato e sono molto più avara di ore straordinarie, pause pranzo passate a documentarmi, assistenze ai clienti durante i weekend, tutte cose che prima non mi pesavano e facevo regolarmente.

Amo scrivere e mi dispero per il poco tempo che posso dedicare alla mia passione.

Del resto, anche facendo un presuntuoso volo pindarico e immaginando di vendere centinaia di migliaia di copie del mio primo libro… avrebbe senso lasciare un lavoro che amo? L’ispirazione che mi ha accompagnato nella stesura dei miei lavori finora sarà duratura o un giorno o l’altro sfumerà? L’aver avuto fortuna con un libro implica il fatto di averne anche con i successivi? Non ne sono affatto sicura.

7) Cosa ci anticipi del tuo ultimo romanzo?

Ci sono tre miei ultimi romanzi…

Thunder + Lightning, in uscita a febbraio con Casini Editore, è il sequel di 436. Si tratta di una storia invernale, nebbiosa e triste, una storia che ne racchiude tante, ma tutte quante parlano di come è difficile sentirsi “giusti” e lasciarsi amare dagli altri per quello che siamo. È un mix di Urban Fantasy e paranormal romance, ammicca a eventi storici realmente accaduti e conta un centinaio di pagine di battaglia sulle rive del Po contro bizzarri eserciti di allocchi e coccodrilli.

Ogd, ovvero il lato B di ogni cosa, è un romanzo breve, una storiella ironica che vede come protagonista una scrittrice esordiente innamorata di Londra che sul Tower Bridge incontra il dio Dioniso a spasso con una pantera nera al guinzaglio.

Infine, Meet you on the other side, ancora in revisione, è una storia di surf e di mare. Eli, la protagonista, è una moderna figlia di Ulisse che ama le onde più della sua stessa vita. C’è una componente onirica in questo romanzo, ma non ci sono personaggi paranormali: l’essere speciale è l’umanissima Eli, con la sua passione estrema e il suo accanimento a sfidare il mare.    

8) Noi  di A.V.A.S. siamo degli scrittori in erba, un suggerimento su tutti, che ti sentiresti di regalarci…
Condividete, sempre. Non aspettatevi niente in cambio, leggetevi tra di voi e fate tesoro delle critiche, frequentate assieme fiere e festival, organizzate presentazioni, partecipate ai concorsi, interessatevi agli scrittori italiani esordienti, leggeteli, confrontatevi su di loro.

Quando sarete pronti ad entrare nel mondo dell’editoria, fate attenzione ai tranelli, alle proposte di pubblicazione con contributo e alle promesse di sedicenti agenzie letterarie. Ancora una volta vi aiuterà conoscere le esperienze di coloro che ci sono passati prima di voi, quindi chiedete, informatevi e parlatene.

Poi non lasciatevi abbattere mai: continuate a scrivere ciò che vi piace, come vi piace.

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Speciale “Giornata della memoria”

L’uomo di Kiev Bernard Malamud

Consiglio della settimana di Sergio Ragno
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La scrittura di Bernard Malamud si contraddistingue dagli altri autori ebrei americani per la impassibilità e il distacco che l’autore riesce a mettere tra sé e i suoi narratori. Una voce neutra e assolutamente asettica accompagna i lettori dei suoi senza mai emettere un giudizio. La forza della grande capacità di raccontare storie di questo scrittore sta proprio nel mettere il lettore nelle condizioni giuste di giudicare i fatti.
“The Fixer”, pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo “L’uomo di Kiev” è una sorprendente finestra sulle origini dell’antisemitismo sovietico. La grande capacità descrittiva di Malamud ci porta in un lungo viaggio interiore che ci fa capire quanto ingiustificato possa essere considerato l’avversione per il popolo ebraico e quanto questo si base sulla non volontà di conoscere a fondo una cultura religiosa millenaria che, ad ogni buon conto, ha dato origine a quella cristiana.
Il protagonista di questo romanzo è Yacov Bok, un orfano ebreo capace di aggiustare ogni cosa, come suggerisce il titolo originale The Fixer (l’aggiustatutto). Il giovane è stato abbandonato da poco dalla moglie e, rimasto anche senza lavoro, decide di mettersi in viaggio. Lascia lo sthetl, (così chiamavano ivillaggio delle campagne ucraine) per cercar fortuna a Kiev. Il piano del buon Yakov è semplice e preciso: fare un po’ di soldi per pagarsi il viaggio in America.
Una volta a Kiev Yacov fa l’incontro che costituirà il primo evento che scombussolerà l’equilibrio narratologico del romanzo e che darà vita a un’intrigante trama: durante una delle sue escursioni verso l’esterno soccorre un ubriaco caduto nella neve, un imprenditore antisemita che per riconoscenza – mantenendo Yakov il riserbo sulle sue origini – gli offre prima lavoro e quindi un impiego come sovrintendente nella sua fabbrica di mattoni. La nuova occupazione attira su Yakov le antipatie degli altri dipendenti, la necessità di celare il segreto delle sue origini gli procura qualche fastidio.
In questo contesto si verificherà il secondo evento che sconvolgerà in maniera irrimediabile il quadro tematiche dell’intera faccenda: un giorno alcuni ragazzi entrano nel piazzale della fabbrica e Yakov li scaccia. Poco tempo dopo, quando si scopre il cadavere dissanguato di uno di quei ragazzi, Yakov, riconosciuto come ebreo, viene accusato ingiustamente di aver commesso il delitto e rinchiuso in carcere.
Tutto il resto del libro è dedicato a riportare le violenze subite dal prigioniero dai suoi carcerieri, davanti ai quali continua a sostenere la propria innocenza. Un’operazione, quella della descrizione della prigionia, tentata egregiamente da un altro scrittore americano: Jack London con “Il vagabondo delle stelle”. Ma se anche si può considerare eccellente l’opera di London (che utilizza la carcerazione solo come espediente per poter raccontare nuove storie attraverso quelli che sono i viaggi extra corporei del personaggio principale) non arriva comunque alla magnificenza della rappresentazione della durezza di un carcere di un Ucraina antisemita messa in scena da Malamud in questo romanzo.
Una descrizione minuziosa e interioristica di una prigionia che non annoia mai e che fa riflettere sull’ignoranza e l’insensatezza su cui si basa l’assurdità dell’antisemitismo. Un dramma umano che Malamud mette sulla carta non scadendo mai in pietismi. La sua scrittura non si trasforma mai in opinione personale. Nessun elemento giudicante è presente in questo romanzo perché il giudizio Malamud lo lascia al lettore.
Un’opera straordinaria che dovrebbe essere presente nel bagaglio culturale di ogni buon lettore e che dovrebbe essere studiata a fondo da ogni onesto scrittore.

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Giorno della Memoria

Voci di demoni e suoni di fantasma
in occasione del Giorno della Memoria
Giulio Fornaroli racconterà
il dramma della Shoah
attraverso uno struggente
percorso letterario e fotografico
Venerdì 27 gennaio ore 21,00
Auditorium di Gaggiano
A cura del circolo narrativo 

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Il canto dell’anima

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LETTERATURA A CHILOMETRI ZERO

Il treno ferma pure a Gaggiano
21 ottobre 2011, ore 21  – Auditorium di Gaggiano

Chi arriva con il treno a Gaggiano tra le cinque e le sei del pomeriggio e raggiunge a piedi il centro, passando davanti alla chiesa di s.Invenzio, ha sicuramente visto spesso un uomo magro, in bicicletta, arrivare e fermarsi a leggere il giornale sulla panchina. Quello che non sa é che il signore in questione si chiama Francesco, vive a Gaggiano da una vita ma é toscano, passa molto tempo da solo e soltanto grazie all’aiuto di un suo amico, l’edicolante di piazza della Repubblica, é riuscito a ritrovare (o meglio, a farsi ritrovare) da una persona che gli era molto cara. Francesco era lì, seduto sulla sua panchina, anche il giorno del funerale di quel tipo, Corrado, che aveva avuto un brutto incidente di macchina. Una strana storia, quella lì. Chi vive a Gaggiano si ricorderà anche di lui; successe nel periodo della storiaccia del furto alle casse del Comune. Chi se lo sarebbe aspettato che quella signora così mite e discreta fosse capace di scappare con tutti quei soldi? E a sparire, scomparire sul serio! Nessuno ne ha saputo più nulla: anche se tutti hanno dei sospetti…
Insomma, chi vive a Gaggiano e ha voglia di guardarsi intorno con curiosità può scoprire molte storie. Alcune vere, altre…meno. Ma chi é che riesce a distinguerle davvero?

L’associazione Altre Voci Altri Suoni invita a scoprire il sottile confine tra la verità e la fantasia nelle storie dell’antologia “il treno ferma pure a Gaggiano”, che conclude la II edizione del laboratorio di scrittura. L’appuntamento è alle 21 di venerdì 21 ottobre, all’auditorium di Gaggiano.

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“Il treno ferma pure a Gaggiano”

L’associazione degli scrittori gaggianesi

Presenta la seconda antologia di racconti del territorio

a cura del laboratorio letterario

Altre Voci Altri Suoni

“Il treno ferma pure a Gaggiano”

Venerdì 21 ottobre alle ore 21,00 Auditorium di Gaggiano

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